
Si ripete ogni primavera lungo le coste del Tirreno centrale, in particolare tra Lazio e Campania, una strage silenziosa. La vittima è la Berta minore (Puffinus yelkouan), un uccello marino pelagico protetto che trascorre quasi l’intera vita in mare aperto. I numeri sono drammatici: oltre 300 esemplari spiaggiati l’anno scorso e già almeno una ventina registrata quest’anno.
La causa di morte più probabile: il Bycatch
Durante la stagione riproduttiva, questi uccelli compiono lunghi viaggi per nutrire i propri piccoli. Immergendosi per pescare, rischiano costantemente di finire intrappolati nelle reti o negli ami degli attrezzi da pesca. Questo fenomeno, noto come cattura accidentale (bycatch), uccide circa 200.000 uccelli marini all’anno nei mari europei. In Italia è urgente agire con misure strutturali e di mitigazione per fermare il declino della specie.
Alcune carcasse raccolte durante le morie degli anni precedenti nel Lazio sono state rinvenute avvolte da reti da pesca. I referti degli IZS di Lazio e Toscana non lasciano dubbi sulla causa del decesso di questi specifici esemplari, anche se scientificamente non è possibile estendere automaticamente la stessa causa di morte a tutti gli individui rinvenuti altrove o in stagioni diverse.
Oltre l’emergenza: la collaborazione tra IZSM, SZN CRIMAC, CRAS e CRIUV
Per affrontare questa crisi, la sinergia tra enti di ricerca è fondamentale. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM), oltre a indagare sulle cause dirette di mortalità, ha fornito al CRIMAC della Stazione Zoologica Anton Dohrn i campioni degli organi interni delle berte minori per avviare uno studio approfondito sulle microplastiche. Fondamentale è stato anche il contributo del Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) e del Centro di Riferimento Regionale per l’Igiene Urbana Veterinaria (CRIUV), che hanno coordinato le attività di individuazione, recupero e conferimento dei cadaveri all’IZSM, consentendo il tempestivo avvio congiunto degli accertamenti diagnostici e delle attività di ricerca.
Nota scientifica: La plastica non è considerata la causa immediata della mortalità stagionale, ma analizzarla permette di ricavare informazioni ecologiche cruciali sulla specie e sull’ambiente.
Gli obiettivi della ricerca sulle microplastiche
Lo studio si concentra su tre assi principali:
• Mappatura della contaminazione: Utilizzare la Berta minore come “bioindicatore” dello stato di salute e del livello di inquinamento del Mediterraneo.
• Caratterizzazione per organo: Capire come i diversi frammenti plastici si distribuiscono e si accumulano (per tipologia, forma e polimero) nei vari organi degli uccelli.
• Abbondanza e trend: Valutare la quantità di microplastiche effettivamente ingerite in mare aperto da questa specie pelagica.
L’obiettivo della comunità scientifica è chiaro: chiedere alle autorità competenti monitoraggi continuativi e misure concrete per salvaguardare la Berta minore e l’intero ecosistema marino.


