
A volte sì, ma non tutti ne traggono beneficio.
Le praterie di fanerogame marine e le foreste di macroalghe non si limitano a fornire habitat. Durante il giorno, un’intensa attività fotosintetica può aumentare notevolmente la concentrazione di ossigeno nell’acqua circostante, aiutando potenzialmente gli animali marini a far fronte alle maggiori richieste metaboliche imposte dalle alte temperature.
Ma questo ossigeno aggiuntivo può davvero aumentare la tolleranza degli animali alle ondate di calore marine?
Nel nostro nuovo studio abbiamo analizzato invertebrati marini provenienti da diversi siti della Laguna di Venezia, esponendoli a temperature crescenti in condizioni normali e in condizioni di sovrasaturazione di ossigeno.
La risposta è stata chiara, ma non semplice.
Una maggiore disponibilità di ossigeno ha aumentato i limiti termici superiori in alcune specie, consentendo in alcuni casi agli animali di tollerare temperature oltre 1 °C più elevate.
Altre specie, in particolare gli echinodermi, hanno invece tratto scarso o nessun beneficio dalla sovrasaturazione di ossigeno.
Anche popolazioni appartenenti alla stessa specie hanno mostrato risposte diverse a seconda della loro provenienza, suggerendo che la storia ambientale locale possa influenzare non solo la tolleranza termica, ma anche la capacità di sfruttare condizioni caratterizzate da un’elevata disponibilità di ossigeno.
Quindi, i produttori primari possono creare rifugi termici per la vita marina?
Sì — ma non per tutti e non ovunque.
La loro capacità di attenuare gli effetti del riscaldamento estremo dipende dalla fisiologia delle specie, dai meccanismi respiratori e dalla storia ambientale delle popolazioni locali.
C’è inoltre un altro limite importante: la sovrasaturazione di ossigeno generata dalla fotosintesi si verifica principalmente durante le ore diurne. Di notte, la respirazione può invertire questa situazione e portare potenzialmente i livelli di ossigeno al di sotto della saturazione.
La natura può offrire importanti meccanismi di resilienza, ma la loro efficacia dipende dal contesto e non rappresenta una protezione universale contro il cambiamento climatico.
Proteggere le praterie di fanerogame marine e le foreste di macroalghe è essenziale. Tuttavia, la loro capacità di attenuare gli effetti del riscaldamento non può sostituire la necessità di intervenire sul fattore principale alla base del problema: il riscaldamento dell’oceano.